Propagazione: seme, talea e innesto


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1. Introduzione

Propagare una pianta significa ottenere nuove piante a partire da una pianta madre. Esistono diversi metodi per la propagazione delle piante, ma gli alberi da frutto si propagano prevalentemente per propagazione vegetativa o moltiplicazione. Si effettua senza seme, prelevando alcune parti dalla pianta madre che, messe in favorevoli condizioni, si sviluppa dando origine ad una nuova pianta che sarà un clone della pianta madre, ovvero identica in tutte le sue caratteristiche.




La propagazione sessuale o riproduzione avviene tramite il seme. Siccome il seme è il risultato di una fecondazione della pianta madre da parte del polline proveniente da un genitore sconosciuto le nuove piante che si otterranno con la germinazione del possono risultare diverse dalla pianta madre per diversi caratteri (dimensione, colore ed epoca di maturazione dei frutti).

2. Riproduzione

Il seme rappresenta una pianta completa in forma ridotta. Ponendo il seme nelle giuste condizioni (propagazione per seme) di calore/umidità germoglierà dando vita ad una nuova pianta. In questa scheda ci si riferisce prevalentemente alle piante arboree (quindi per le piante forestali ed ornamentali e per i portinnesti degli alberi da frutto) mentre se si vogliono informazioni sulla propagazione delle piante ortive o erbacee si rimanda alle schede delle singole specie (vedi “piante da orto” nella libreria tematica).

Propagazione -seme-talea-e-innesto

Giovane plantula

Non molti sanno che mentre alcuni semi una volta raccolti sono pronti per germinare altri sono invece in uno stato chiamato dormienza che ne blocca la germinazione. Si tratta di una tecnica di sopravvivenza che permette a questi semi di germinare, in natura, solo quando le condizioni esterne sono idonee alla sopravvivenza della piantina. Per esempio molte delle piante che producono frutti a fine estate fanno in modo che i semi germinino solo in primavera, quando il freddo non li ucciderà. Sarà necessario quindi “stratificare” i semi, ovvero tenerli in frigo per un certo periodo in una vaschetta con della sabbia umida “simulando” i mesi invernali. Altre piante invece hanno bisogno che venga incisa la parte esterna e dura del seme (scarificazione), altre ancora, i cui frutti in natura vengono mangiati dagli animali, prevalentemente uccelli, e poi defecati in altre località per permettere la dispersione delle piante figlie in diversi areali lontane dalla pianta madre, devono essere trattate con una sostanza acida che simuli la condizione dello stomaco per farli germinare. Appare fondamentale informarsi quindi sulle caratteristiche di ogni seme leggendo la parte riservata alla propagazione nelle schede delle singole specie. Anche l’epoca di semina è caratteristica per ciascuna specie ma in genere coincide con l’inizio della primavera, anche se ci possono essere delle eccezioni. I semi possono essere posti in dei plateau o in dei vasetti o fitocelle, riempiendoli con un terriccio adatto oppure con torba e sabbia in parti eguali: vedi scheda “preparazione di un semenzaio” e “trapianto delle piante” nella sezione “piante da orto. È opportuno livellare la superficie in modo da eliminare avvallamenti che potrebbero creare ristagni idrici. La profondità a cui si deve mettere il seme dipende dalla grandezza del seme stesso e deve essere circa il doppio della sua dimensione. Ciò può variare naturalmente in base alla specie che si vuole propagare infatti mentre la maggior parte dei semi germinano al buio altri hanno bisogno della luce e dovranno essere messi in superficie. Una volta seminato, il terreno dovrà restare sempre umido usando un nebulizzatore (spruzzino), in modo tale da evitare il getto d’acqua forte che può scalzare (portare in superficie) i semi. Se la semina è stata fatta in vaschetta o in un vaso è utile coprire con della plastica trasparente o vetro per evitare perdite di umidità e calore. È opportuno controllare sempre il livello di umidità del terreno; inoltre per i semi devono stare al buio, sopra la plastica o il vetro sarebbe utile poggiare della carta di giornale. Quando i semi inizieranno a germogliare, si toglierà la plastica, si esporranno le piantine ad una buona luce e si elimineranno le più deboli per lasciare spazio agli esemplari più vigorosi.

3. Moltiplicazione

3.1 Moltiplicazione per talea di ramo

Questo tipo di moltiplicazione consiste nel prelevare una porzione di ramo dalla pianta madre e far si che emetta delle radici in modo da ottenere un nuovo individuo (propagazione per talea). Rispetto al seme si otterranno piante adulte moto più rapidamente (in pochi anni possono raggiungere altezze significative). La talea legnosa (quelle più comuni per propagare piante da frutto) si effettua solitamente nei mesi invernali, prelevando rami legnosi più vigorosi (ovvero diametro maggiore) e con tendenza vegetativa (ovvero internodi più lunghi, molto dritti e diretti verso l’alto) . Se il prelievo delle marze avviene lontano dal posto dove verranno propagate, bisogna assicurarsi che non si disidratino nel tragitto chiudendole tutto o almeno la parte basale in un sacchetto di plastica sigillato dentro il quale si può inserire un fazzolettino di carta bagnato che manterrà alta l’umidità. Le marze possono essere conservate in frigo anche per alcuni giorni, attenzione però che più si conservano più diminuisce la probabilità di attecchimento. Il materiale occorrente per effettuare il taleaggio è:

  1. Cesoia (meglio se a doppio taglio che permette un taglio netto senza schiacciare il ramo: come questa)
  2. Guanti
  3. Plateau con terriccio
  4. Ormone radicante (come questo)
  5. Contenitore con acqua

Si mostrano tutti gli attrezzi per esecuzione di talea da ramo

Attrezzatura per la esecuzione di talea da ramo

Scegliere la dimensione della talea in base alla profondità dei contenitori in cui verranno piantate. Bisogna considerare che in linea generale la talea dovrebbe stare per circa 2/3 sotto terra e per un terzo uscire fuori. Bisogna essere sicuri che vi sia almeno un nodo sotto terra e almeno uno fuori (il nodo è il punto in cui si inseriscono le foglie).

Operazioni intermedie per fare radicare le talee

Operazioni per fare radicare le talee

Si pratica un taglio netto sotto un nodo e si devono utilizzare delle forbici pulite, possibilmente disinfettate per evitare la trasmissione di malattie e affilate. Per disinfettarle si può usare alcool, candeggina o il fuoco. Le foglie poste nella parte basale devono essere eliminate:

Operazioni di eliminazione delle foglie basali dalla talea

Eliminazione delle foglie basali dalla talea

Bagnare la base della talea in acqua e immergerla nella polvere radicante:

Operazioni relative all'applicazione degli ormoni radicanti

Applicazione degli ormoni radicanti

La talea può essere piantata singolarmente (se più vigorosa) o a gruppi di 2-3 (se più esili) e inserite fino alla fine del contenitore, poi portarle indietro di poco:

Operazioni di sistemazione delle talee nel contenitore

Sistemazione delle talee nel contenitore

Operazione di copertura dei vasi con sacchetti di plastica

Copertura dei vasi con sacchetti di plastica

Il vaso si deve ricoprire con un sacchetto di plastica (che fungerà da piccola serra mantenendo alti livelli di umidità) stringendolo al bordo del vaso con un elastico per evitare la perdita di umidità e abbassamenti di temperatura. È importante mantenere la terra sempre umida ed eliminare la condensa che si formerà all’interno del sacchetto di plastica. Non appena si formeranno i nuovi germogli, la talea è pronta per essere rinvasata usando lo stesso terriccio delle piante adulte.

 

3.2 Moltiplicazione di talee radicate in acqua

Talea radicata in acqua

Talea radicata in acqua

 

Questa tecnica è una delle più semplici che esista per ottenere delle piantine radicate. Consiste nel prelevare una parte di fusto con due o tre foglioline e porla all’interno di un bicchiere pieno d’acqua nell’attesa che si formino le radici. Una volta radicata, la piantina potrà essere messa all’interno di un vaso più grande utilizzando del terriccio adatto alle piante adulte.

 

 

4 Moltiplicazione per innesto

È un metodo di moltiplicazione (propagazione per innesto) che consiste nell’unire due porzioni di piante diverse, ma affini, in modo da costituire un solo individuo. La tecnica consiste nel far saldare la parte viva di una pianta, detta oggetto o marza o nesto, su di un’altra parte, provvista di radici, detta portinnesto o soggetto. La marza, ossia la porzione di pianta che verrà ospitata sul portinnesto, andrà dunque a costituire la chioma, o comunque la parte superiore, del futuro individuo; il portinnesto, invece costituirà la base che, con le proprie radici, procurerà il nutrimento e fungerà da sostegno. Questa tecnica è la più diffusa per la moltiplicazione delle piante legnose e da frutto e la buona riuscita dipende da diversi fattori come tecnica di innesto (si acquisisce nel tempo e con molta pratica, il periodo (quello ideale è strettamente connesso al ciclo vegetativo di ogni specie) e l’affinità delle piante che si innestano (piante di specie affini come limone su arancio o pesco su mandorlo si posso innestare ma un agrume su un olivo no). Per quanto riguarda il periodo migliore per effettuare l’innesto, bisogna conoscere il ciclo vegetativo della pianta ed intervenire leggermente prima della fase di ripresa vegetativa, che avviene in primavera quando la nuova vegetazione incomincia a crescere. Di solito il mese è quello di febbraio ma ciò può cambiare in base al ciclo della specie da innestare (vedi schede nella sezione “alberi da frutto”) e dall’annata. In inverni particolarmente caldi e soleggiati al sud si può anticipare anche al mese di gennaio. Importante è verificare che la pianta sia “in succhio”, ovvero che, incidendo un ramo, la corteccia si stacca facilmente e la parte nuda del ramo rimane leggermente umida. Questo segnale indica che la piante si sta preparando a vegetare. I vantaggi della pratica dell’innesto sono molteplici. È una tecnica sostanzialmente semplice e veloce; può servire per salvare una pianta malata, innestando la parte non colpita dalla malattia su un individuo sano; è possibile creare una nuova specie; può salvare una determinata pianta innestandola su un portinnesto che le fornisca caratteristiche che meglio si adattano all’ambiente; è un’ottima alternativa all’espianto; può correggere la struttura scheletrica di una pianta, come difetti di sviluppo delle branche. Due fattori chiave per una buona riuscita dell’innesto sono la scelta del nesto e del portinnesto. Il nesto è la parte più fragile dell’innesto. Non possiede radici e fino a quando la saldatura non si sarà prodotta, si troverà in una situazione delicata. Si preleva sempre da un ramo giovane, di solito d’estremità, ben dritto e sano. Tagliare quindi le parti di ramo di un anno di età in porzioni più piccole contenenti almeno 4 gemme, per ottenere le marze da innestare.

Operazione di prelievo delle marze dalla pianta madre

Prelievo delle marze

Operazione di selezione delle marze piu' adatte

Selezione delle marze

Per il trasporto inserire in un sacchetto di plastica con un fazzoletto umido all’interno:

Operazione di trasporto delle marze appena prelevate

Trasporto delle marze

 

 

 

Anche il portinnesto deve essere sano, ben equilibrato, vigoroso, giovane, ben adatto alle condizioni pedo-climatiche della zona in cui operiamo e resistente alle avversità, ma soprattutto deve essere compatibile con il nesto. Proprio per questo motivo si innestano sempre piante appartenenti alla stessa famiglia o genere. Per alcune piante potrebbero essere necessari portinnesti ricavati da specie selvatiche e spontanee, per altre, si ricorre alla semina; in quest’ultimo caso si parla di portinnesti “franchi”. Ecco un elenco delle considerazioni principali da fare nella scelta di un portinnesto:

  • Affinità (più è vicino geneticamente alla pianta da innestare maggiori saranno le probabilità di riuscita dell’innesto).
  • Rusticità - portinnesti come i franchi, dotati di grandi radici e profonde, rendono la pianta più resistente e rustica anche se ritardano l’entrata in produzione. Consigliati a chiunque voglia innestare poche piante nel proprio giardino per autoproduzione senza scopi commerciali.
  • Vigoria, portinnesti vigorosi renderanno la pianta più grande e resistente ma ritardano l’entrata in produzione, portinnesti deboli o nanizzanti anticipano l’entrata in produzione e limiteranno la crescita della pianta permettono di raccogliere i frutti e potare senza l’uso di scale facendo risparmiare molto tempo nelle operazioni culturali. La tendenza della moderna frutticoltura è verso questi portinnesti.
  • Resistenza a particolari condizioni (studiate e analizzate per bene le condizioni del vostro terreno, chiedete anche ai vicini informazioni, e capite quale potrebbe essere il fattore limitante alla crescita delle piante; per esempio se avete un terreno argilloso scegliete un portinnesto che resiste al ristagno idrico, mentre se nel terreno vi sono screziature bianche scegliete un portinnesto resistente al calcare, o se i vicini hanno avuto problemi con dei parassiti radicali, la scelta di un portinnesto resistente a quella malattia sarà fondamentale per la sopravvivenza delle vostre piantine).

Quando si inseriscono porzioni di rami con più gemme si parla di innesti a marza, quando invece si inseriscono solo delle gemme si parla di innesto a gemma. La scelta dell’una o dell’altra dipende soprattutto dalla specie (vedi schede su singole specie).



4.1 Innesti a marza

Il  materiale necessario per effettuare un innesto consiste in:

  1. Coltellino da innesto ben affilato (come questo);
  2. Scotch da innesti (come questo);
  3. Mastice per innesti (come questo)
  4. Cesoia a doppio taglio (come questa)
  5. Rafia o fascette plastiche per stringere (come questa)

(se i portinnesti hanno un fusto più grosso che non può essere tagliato con la cesoia servirà anche un seghetto):

Foto che rappresenta il materiale che occorre per la esecuzione degli innesti

Materiale occorrente per la esecuzione degli innesti

Tra gli innesti a marza, i più frequenti sono quello a spacco e a corona. Vengono praticati principalmente per gli alberi da frutto. Nel primo caso si esegue un taglio orizzontale del tronco del portinnesto:

Pianta madre pronta e appena preparata per l'innesto a spacco

Pianta madre pronta per l'innesto a spacco

Quindi si pratica una profonda fenditura nel centro della sezione del portinnesto. Aiutarsi con la cesoia picchettando sul coltello per approfondire il taglio di circa 1 cm:

Operazioni preliminari sul nesto prima dell'innesto

Operazioni sul nesto prima dell'innesto

Preparare le marze sagomando a cuneo la parte basale con l’aiuto del coltello. Nella figura sottostante si può osservare la posizione ottimare per impugnare il coltello: tenere la marza con la mano sinistra e impugnare il coltello con la mano destra, infrapponendo la marza da sagomare tra la lama ed il dito pollice che la terrà ferma. Muovere indietro il braccio per asportare sottili strati di legno. Le dita non devono fare alcun movimento in modo da evitare di tagliarsi ed è soltanto il movimento del braccio a determinare il taglio. Tagliare da un lato e poi dall’altro subito sotto una gemma.

Preparazione della marza prima dell'innesto con uso di coltello da innesto

Preparazione della marza prima dell'innesto

Rinnovare il taglio sul portinnesto in modo da renderlo liscio ed eliminare dislivelli dovuti al taglio con la cesoia:

Operazioni di rifinitura del nesto (portinnesto) prima dell'innesto con uso di coltello

Operazioni di rifinitura del nesto (portinnesto) prima dell'innesto

Con il coltello allargare la fessura ed inserire la marza:

Operazioni di inserimento della marza mediante uso di coltello

Operazioni di inserimento della marza

Assicurarsi che il cambio della marza e del portinnesto coincidano, il cambio è la striscia sottile più chiara sottostante la corteccia:

Corrispondenza del cambio come metodo di verifica dell'innesto

Corrispondenza del cambio

Inserire la marza in modo tale che la gemma sia giusto sopra la superficie di taglio del portinnesto, come in foto:

Operazioni di inserimento della marza nel portinnesto

Inserimento della marza nel portinnesto

Si procede con la legatura e la copertura che deve essere molto stretta e può avvenire direttamente con lo scotch (per i portinnesti più esili) o prima con la rafia e poi con lo scotch (per quelli più robusti). Quindi tagliare la marza in modo tale da lasciare 2-3 gemme su di essa.

Legatura dell'innesto con lo scotch e rafia

Legatura dell'innesto

Quindi coprire con mastice tutta la superficie di taglio sia del portinnesto che della marza avendo cura di non lasciare alcuna fessura. Il mastice ha una duplice azione protettiva e risanante, accelerando il processo di cicatrizzazione e favorendo l’attecchimento dell’innesto.

Copertura dell'innesto col mastice al fine di proteggerlo

Copertura dell'innesto col mastice al fine di proteggerlo da intemperie

4.2 Innesto a corona

Questa è la tecnica di innesto più utilizzata perchè molto adattabile in quanto si possono coniugare piante di diverse dimensioni ed età, utilizzando come portinnesto anche piante molto vecchie. L’innesto può essere effettuato sia sul tronco che sulle branche laterali. L’innesto a corona viene utilizzato per gli alberi da frutto ma anche per le piante ornamentali. Anche in questo caso il portinnesto può essere piuttosto vecchio. Dopo aver tagliato orizzontalmente il tronco, si incide la corteccia praticando delle fenditure in cui verranno inserite le marze (due o tre) con un taglio trasversale che lasci disponibile una buona parte di contatto. Quindi si lega e si copre con il mastice.

4.3 Innesti a gemma

Gli innesti a gemma vengono praticati soltanto su alcuni alberi da frutto (pero, melo, pesco, etc..) o su alcune piante ornamentali (rosa). Possiedono un’elevata probabilità di attecchimento, ma sono meno rapidi di quelli a marza. Si può effettuare in primavera (detto a gemma vegetale) o in estate (detto a gemma dormiente). I più frequenti sono quello ad occhio o scudetto (una gemma prelevata da rami vigorosi e lignificati) e quello a pezza. Nel primo caso (occhio o scudetto) il portinnesto deve avere un diametro non eccessivo e bisogna trovare una zona abbastanza liscia e priva di gemme, sul tronco o su una branca laterale. Le fasi principali sono quindi:

a. praticare l’incisione con il coltello da innesto sul nesto in una zona del tronco liscia. L’incisione dovrà avere la forma di una T;

b. con l’aiuto del coltello da innesto, bisognerà staccare la sfoglia di corteccia. Ricordarsi di fare questa operazione quando il portainnesto è in “succhio”;

c. prelevare la marza (dall’albero che vogliamo propagare, quindi moltiplicare) così come precedentemente spiegato;

risultato finale di innesto a gemma

Innesto a gemma

d. dalla marza prelevata, individuare una gemma (da trapiantare) e utilizzando il coltello da innesto, tagliare la parte di corteccia ad essa circostante, lasciando dunque una parte di corteccia a forma di scudo (detta “scudetto”): lo scudetto sarà quindi composto dalla gemma e dalla porzione di corteccia. Lo scudetto dovrà avere una forma e dimensione tale da poter essere inserito nel taglio a T di cui al punto “a”;

e. pulire lo scudetto dal legno in eccesso;

f. inserire lo scudetto nel taglio a T, avendo cura di ricoprire lo scudetto inserito con la corteccia del nesto (riaccostare i membri della ferita);

g. legare l’innesto con materiale adatto, esempio rafia.



La porzione apicale del portainnesto (al di sopra dello scudetto) dovrà essere eliminata solo dopo che dalla gemma dello scudetto si sarà sviluppato un germoglio. Quando questo sarà molto vigoroso, e avrà delle foglie di buone dimensioni, si potrà tagliare la parte sovrastante. Così come avviene nella potatura, eseguire dei tagli di rami può portare a delle contaminazioni della ferita da parte di batteri o virus. In tal senso si consiglia di coprire sempre le ferite con del mastice, soprattutto quando si elimina la parte apicale del portainnesto dopo un innesto a gemma. Nel caso dell’innesto a pezza, molto utilizzato su olivo e noce, la gemma viene prelevata con una porzione di corteccia quadrangolare delle medesime misure della corteccia asportata in cui si dovrà inserire la gemma. In pratica si tratta di sostituire una parte della corteccia del portinnesto con una parte di quella del nesto. È una delle tecniche più semplici. Bisogna effettuare due tagli trasversali sul portinnesto e poi procedere eliminando la corteccia con il coltello, dal basso verso l’alto. Nello stesso modo si opera per il nesto. Le dimensioni devono essere il più possibili simili. Quindi le due parti vengono sovrapposte e legate molto strette. Dopo l’attecchimento si taglia la parte del portinnesto al di sopra del punto in cui abbiamo operato.

5. Margotta

La margotta e’ una metodologia di propagazione delle piante che trova una larga applicazione su piante tropicali, ornamentali e da frutto. Si distinguono principalmente due tipologie: margotta aerea e di ceppaia

5.1 Margotta aerea

Schema raffigurante una margotta aere

Schema di una margotta aerea (da www.wikipedia.org)

Cosi’ come indicato in figura, e’ necessario avvolgere (nel periodo di maggio/giugno in cui le temperature sono piu’ alte) con una tela una porzione di ramo: in tale porzione di ramo e’ necessario praticare preventivamente dei tagli (finalizzati ad eliminare la corteccia) al fine di favorire la radicazione: la nuove radici (avventizie) infatti inizieranno ad esplorare la terra che e’ stata posta nella porzione di tela al momento in cui la margotta e’ stata predisposta. Quando le radici saranno emesse, il ramo potra essere tagliato al di sotto della margotta e privato della tela, potr’ essere posto a radicare (trapianto) su un vaso. In realta’ appare piu efficiente mettere all’interno della tela della torba (quindi ricca in sostanza organica).  Inoltre la radicazione viene notevolmente accelerata cospargendo il punto in cui e’ stata tolta la corteccia con un ormone radicante (come questo). La margotta aerea si utilizza prevalentemente su piante ornamentali e tropicali.

5.2 Margotta di ceppaia

Questa tecnica si utilizza per moltiplicare i portinnesti delle piante da frutto. Le piante madri (quindi i portinnesti) vengono messi in fila ad una distanza non superiori ai 40 cm. Dopo un anno (quindi quando il portinnesto presenta ancora una discreta flessibilit’ meccanica), alla ripresa vegetativa, le piante si possono tagliare all’altezza del colletto. Questo taglio, stimola la emissione di germogli. Quando questi avranno raggiunto un altezza di circa 20 cm, sara’ necessario ricoprirli con un po di terra al fine di stimolare la emissione di radici avventizie. Emesse le radici, sara’ quindi possibile, a fine stagione prelevare i nuovi portinnesti (identici geneticamente alle piante madri) per essere quindi trapiantati.

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